Eurobarometro: le differenti condizioni di lavoro nei paesi UE

29 Aprile 2014  /   Nessun Commento

Secondo un’indagine Eurobarometro pubblicata oggi, che esamina come la qualità del lavoro è stata colpita dalla crisi, soltanto poco più della metà dei lavoratori europei percepisce come soddisfacenti le condizioni di lavoro nel proprio paese (53%), ma la maggioranza (57%) ritiene comunque che queste siano peggiorate negli ultimi 5 anni. Sebbene la maggior parte dei lavoratori sia soddisfatta delle proprie condizioni di lavoro (mediamente il 77% nell’UE), si registra una profonda disparità tra gli Stati membri, con percentuali che oscillano tra il 94% della Danimarca e il 38% della Grecia. Bassa anche la soddisfazione dei lavoratori italiani (in Italia appena il 25%). In generale, la maggior parte dei lavoratori esprime un elevato livello di soddisfazione sul piano dell’orario di lavoro (80%) e della salute e sicurezza sul lavoro (85%).

Il convegno del 28 Aprile offrirà l’occasione di esaminare le modalità per sviluppare ulteriormente un approccio coerente e lungimirante alle condizioni di lavoro nell’UE, così da garantire elevati livelli di qualità, sicurezza ed equità sul lavoro.

Proteggere e promuovere le condizioni di lavoro nell’UE significa prenderci cura del nostro capitale umano. Abbiamo un notevole patrimonio in termini di normative e politiche intese a garantire buone condizioni di lavoro che consentono di conseguire elevati livelli di soddisfazione tra i lavoratori europei. Ma si teme anche, e si tratta di un rischio reale, che le condizioni di lavoro risentiranno della crisi economica. Insieme con gli Stati membri e le organizzazioni di lavoratori e datori di lavoro dobbiamo rinnovare i nostri sforzi per mantenere e migliorare le condizioni di lavoro“, ha commentato László Andor, Commissario UE per l’Occupazione, gli affari sociali e l’inclusione.

Dall’indagine Eurobarometro, effettuata nei 28 Stati membri, emerge che:

  • oltre l’80% degli intervistati in Danimarca, Lussemburgo, Finlandia e Paesi Bassi considera soddisfacenti le condizioni di lavoro nel proprio paese. A livello dei singoli lavoratori, la Danimarca occupa nuovamente il primo posto, con il 94% dei lavoratori soddisfatto delle proprie condizioni di lavoro; Austria e Belgio sono secondi in graduatoria con 9 lavoratori su 10 soddisfatti, seguiti a ruota da Finlandia (89%), Regno Unito ed Estonia (88% in entrambi i paesi);
  • all’estremo opposto, la Grecia ha registrato il grado di soddisfazione più basso a livello nazionale (16%) ed è l’unico paese in cui meno della metà degli intervistati è soddisfatto delle proprie condizioni di lavoro attuali (38%);
  • in misura minore, il grado di soddisfazione a livello nazionale risulta basso in Croazia (18%), Spagna (20%), Italia (25%), Bulgaria (31%), Slovenia, Portogallo e Romania (32% in ciascun paese), ma anche in Slovacchia (36%) e in Polonia (38%).

Tali livelli di soddisfazione divergenti sono imputabili a svariati fattori: il contesto socio-economico influenzato dalla crisi, ma anche caratteristiche di natura più strutturale, quali il dialogo sociale, le politiche sociali e il diritto del lavoro, che possono rivelarsi più o meno solide a seconda delle situazioni nazionali nell’UE.

Altri risultati importanti dell’indagine indicano che ci sono margini di miglioramento, in particolare per quanto riguarda i seguenti settori:

  • diversi dati tendono a confermare un aumento dell’intensità del lavoro. Lo stress risulta chiaramente il più importante rischio percepito durante il lavoro (per il 53% dei lavoratori intervistati). Inoltre, l’insoddisfazione legata al carico e ai ritmi di lavoro e alle lunghe giornate lavorative (oltre 13 ore) è più diffusa di altri problemi, come la mancanza di interesse per le mansioni o i periodi di riposo a cadenza settimanale o annuale insufficienti;
  • per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro, in termini di equilibrio tra vita professionale e vita privata, il 40% degli intervistati sostiene di non avere la possibilità di optare per regimi di lavoro flessibili;
  • in materia di salute e sicurezza sul lavoro, meno di un lavoratore su tre ha dichiarato che sul proprio luogo di lavoro sono applicate misure per affrontare i rischi emergenti (ad esempio quelli causati dalle nanotecnologie o dalle biotecnologie), o destinate ai lavoratori più anziani e con malattie croniche. Insieme con lo stress, la scarsa ergonomia è percepita come uno dei principali rischi sul luogo di lavoro: il 28% degli intervistati considera i movimenti ripetitivi e le posizioni faticose o dolorose tra i principali rischi per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, mentre il 24% fa riferimento al sollevamento, al trasporto o alla movimentazione dei carichi su base giornaliera.

Imminente convegno dell’UE in materia di condizioni di lavoro

lavoro_donneAl convegno che si terrà il 28 aprile saranno presenti circa 300 soggetti interessati. Cinque workshop consentiranno di discutere in maniera approfondita questioni legate alla salute e alla sicurezza sul lavoro, alla ristrutturazione, alla conciliazione tra vita professionale e vita privata, ai tirocini e alla dimensione internazionale dell’azione dell’UE in materia di condizioni di lavoro.

I sindacati, le organizzazioni dei datori di lavoro e i responsabili politici, sia a livello europeo che nazionale, sono invitati a riflettere e ad adottare iniziative comuni volte a sostenere le condizioni di lavoro e la qualità dei posti di lavoro, fattori essenziali per raggiungere gli obiettivi della strategia Europa 2020. Buone condizioni di lavoro, incluso un ambiente sano e sicuro, sono spesso associate ad elevati livelli di motivazione dei lavoratori, creatività e impegno, che conducono in ultima analisi ad una maggiore produttività.

|via Commissione europea

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