Elezioni Europee 2014 già decisive

5 Ottobre 2013  /   Nessun Commento

di Domenico Bilotti

Le Elezioni Europee del prossimo anno saranno certamente le più importanti nella storia comunitaria, sin dall’istituzione del Parlamento di Bruxelles. Ciò è solo in parte giustificabile tramite il ricorso alle, ovviamente modificate e accresciute, competenze assembleari. Molto più, su scala continentale, saranno in gioco le alternative fondamentali su quello che si vuole fare dell’Unione Europea, nonché con quali mezzi e quali strategie perseguirlo.

Nei diversi scenari nazionali, le esperienze di coalizione si sono moltiplicate e spesso fanno convergere in esecutivi, brevi o di legislatura, partiti del Socialismo Europeo, partiti di tradizione popolare e partiti liberal-democratici. Nel realizzare ciò, però, è stata decisiva l’aspra contingenza attuale, che in Italia ha avuto sintomi e forme più gravi, ma che non è assolutamente una condizione nostrana ed isolata. Fuori dalla manutenzione degli assetti della politica economica, è doveroso che finalmente si scelga che disegno di Unione e che ruolo per gli Stati membri vorrà essere, in concreto, codificato. Ciò non impedirà che socialisti, popolari e liberali possano -su alcuni temi debbano- trovare accordi, approntare soluzioni comuni e ad un comune senso di appartenenza riuscire a rispondere. Fuori da questo nocciolo di inevitabili valori e scopi comuni, le posizioni di ciascun gruppo politico sono irrinunciabili e, fortunatamente, distinguibili sulla base dei programmi e delle scelte.
Le prossime Elezioni Europee saranno fondamentali innanzitutto per questo. L’Europa dovrà capire di che modello di sviluppo dotarsi. L’austerità per decreto, tutta protesa a una durissima difesa di standard economici esclusivamente basati sul difficoltoso rientro dal debito, è ormai tramontata: le sue politiche avranno la forza di proiettare ancora i propri effetti (spesso) deleteri, ma quell’idea di austerità è tramontata sul piano dei risultati conseguiti. Non si sceglie di reiterare un percorso se non ha funzionato: o lo si radicalizza, sperando che dal colpo di coda sorga in extremis qualcosa di buono, o si sceglie un chiaro e definito itinerario alternativo. L’Unione non ha mai avuto tante competenze (formali e sostanziali). L’Unione non ha mai avuto tante incognite. La democratica rappresentanza continentale ha sulle spalle il destino, almeno, dei prossimi anni.
L’alleanza tra Socialisti e Democratici, di cui il Partito Socialista Europeo è indiscutibilmente spina dorsale, in un clima di rinnovo e apertura di quelle culture politiche, deve sapersi presentare, in ciascuna realtà nazionale, con ricette precise e parole d’ordine comprensibili, in grado di rispondere ai problemi e, senza falsa retorica, alle emergenze.
L’opinione è che questa congiuntura politica, prima ancora che economica, si risolva soltanto presentandosi per ciò che si è, senza la mediazione dell’indeterminatezza e dei colpi pubblicitari. Credendo nell’Unione: in quello che può venire dalle sue mai valorizzate attribuzioni, in quello che può nascere dalla completa diversificazione di tutto ciò che non ha funzionato (dalla trasparenza agli interventi di sostegno alle economie reali, dalle politiche migratorie alle scelte in tema di politica internazionale).

O il Partito Democratico riuscirà a salire sul treno di questi interrogativi e, ben più, di queste necessità, presentandosi con autorevolezza in un programma di interventi sostanziali, o, se anche sue minime parti vivessero come un fastidio gli impegni elettorali europei e le implicazioni che li connotano, è facile prevedere che sia il peso degli eurosocialisti che dei democrat nostrani sarà ben poco utile nella prossima legislatura comunitaria (2014-2019).

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