Crisi, un’occasione sprecata?

9 Agosto 2013  /   Nessun Commento

Sono passati cinque anni dall’inizio della crisi finanziaria, poi diventata anche economica, che ha investito i paesi occidentali, in particolare l’Unione europea e l’eurozona, portando allo stremo sia i cittadini sia le istituzioni delle democrazie rappresentative. Negli ultimi giorni, tuttavia, si sono moltiplicati i messaggi di speranza che vorrebbero il peggio ormai passato. Questi messaggi devono essere accolti con un cauto ottimismo, perché la ripresa, secondo gli esperti del settore, non è e non sarà rapida e, soprattutto, perché alla crisi non siamo stati capaci di rispondere in modo adeguato.

L’economia, infatti, pare essere in fase di ripresa, nonostante le politiche deleterie di austerità, ma si tratterà di un ritorno al sistema pre-crisi. Per capire meglio, è bene fare un esempio: è notizia recente che l’Autorità bancaria europea ha chiesto un’armonizzazione del calcolo del rischio per le banche europee. Ancora oggi, ogni banca è autonoma nella valutazione del proprio stato di salute e fornisce dati spesso in contrasto tra di loro e incomparabili con quelli delle altre banche. Il problema non è solo europeo: il New York Times ricorda come sia ancora impossibile, a cinque anni dall’inizio della crisi, determinare lo stato di salute delle istituzioni della finanza mondiale. Secondo molti esperti del settore e accademici, basterebbero poche e precise regole applicate alle banche per chiarire il loro stato di salute e rendere esponenzialmente più difficile il ripetersi della crisi del 2008, sprigionata proprio da questo sistema complesso e poco trasparente, a tal punto da ingannare la finanza stessa. A tal proposito, vale la pena ricordare che per l’agenzia di rating Standard & Poor’s, la banca Lehman Brothers aveva un’altissima affidabilità nel momento in cui è implosa.

La crisi costituisce un’occasione persa. I partiti socialdemocratici, in particolar modo quelli degli stati europei, non sono stati in grado di proporre un modello alternativo che comprendesse idee e riforme progressiste capaci di porre dei limiti efficaci alla sregolatezza del mercato finanziario globale. Certo, la mancanza di un atteso successo politico delle forze socialdemocratiche, soprattutto nei paesi più in difficoltà, non ha aiutato. La storia insegna che la destra, soprattutto se antisistema e populista, ha facile presa sui cittadini esasperati. Questo non deve essere un alibi, perché la mancanza di una vera alternativa progressista ha facilitato ulteriormente il compito delle destre e punito alle elezioni i partiti socialdemocratici, relegandoli all’opposizione o a capo di governi deboli e traballanti.

Euro €In questo contesto ha avuto un ruolo proattivo soltanto la socialdemocrazia sovrannazionale europea, ovvero il Partito socialista europeo e il Gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, che hanno lavorato molto per regolamentare la finanza e “umanizzare” il capitalismo globale: riforma del sistema bancario, FTT e regolamentazione delle agenzie di rating, solo per citare alcuni provvedimenti in questo senso. Senza dimenticare la ferma opposizione, fin da subito, alle miopi politiche di austerità. Non si è trattato di un lavoro facile, in quanto il gruppo S&D è in minoranza nell’Assemblea e il Parlamento europeo è un’istituzione debole se comparata con la Commissione che è, soprattutto con l’ultima presidenza Barroso, a sua volta assoggettata al Consiglio europeo, ma sono comunque stati dei passi nella direzione giusta. D’altra parte, un’alternativa progressista avrebbe la sua massima efficacia proprio se proposta a livello europeo, perché per un singolo stato è molto difficile, se non impossibile, opporsi ad un fenomeno globale come quello finanziario.

L’ultima possibilità per cogliere l’occasione offerta dalla crisi e rivedere il modello finanziario attuale è costituito dalle elezioni europee 2014. I partiti socialdemocratici nazionali dovranno agire assieme ai loro corrispettivi europei, il PSE e il gruppo S&D, senza ambiguità e incertezze, in modo da arrivare preparati per offrire agli elettori una valida alternativa. Così facendo potrà essere l’UE a regolamentare la finanza con efficacia e investire in crescita, sviluppo, ricerca e lavoro. Senza valide proposte, dal prossimo anno il Parlamento europeo sarà in mano a forze prevalentemente conservatrici o, peggio, euroscettiche e populiste. E allora l’alternativa sarà anche peggiore di quanto abbiamo oggi.

di Simone Pedullà

Simone Pedullà ha conseguito la laurea magistrale in Scienza della politica e dei processi decisionali presso l’Università di Firenze. Appassionato del settore ha successivamente approfondito lo studio delle istituzioni e delle politiche europee.

Scrive per EuProgress dal 2012.

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